IA, telemedicina e nuove responsabilità del medico
Il 61% dei medici specialisti e dei medici di medicina generale italiani ha già utilizzato l’intelligenza artificiale generativa, cioè sistemi capaci di produrre autonomamente testi, sintesi, immagini o altre informazioni a partire dalle richieste dell’utente. Ma solo il 49% degli specialisti sa che controllare i risultati prodotti dall’IA rientra nelle proprie responsabilità professionali. È uno dei paradossi della nuova medicina digitale.
Il dato diventa ancora più interessante quando si passa dall’utilizzo alla consapevolezza.
Solo il 49% dei medici specialisti è consapevole che il controllo dei risultati prodotti dall’IA rientra nelle proprie responsabilità professionali. E appena il 17% si sente adeguatamente preparato a spiegare al paziente che l’IA può essere utilizzata come supporto alle decisioni cliniche che lo riguardano.
Ed è qui che nasce il problema medico-legale.
Immaginiamo che un sistema di IA suggerisca un’ipotesi diagnostica errata, che il medico la consideri attendibile e che da quella valutazione derivi una decisione clinica sbagliata. Di chi è la responsabilità?
Oggi non è corretto dire che, se l’IA sbaglia, la responsabilità sia automaticamente del medico. La normativa italiana stabilisce che la decisione clinica resta al professionista, che deve quindi valutare e verificare il risultato prodotto dall’IA. Ma, a seconda delle circostanze, possono entrare in gioco anche la struttura sanitaria, le modalità con cui il sistema è stato scelto e utilizzato e, in caso di prodotto difettoso, la responsabilità del produttore.
Il vero nodo, quindi, è capire dove si è verificato l’errore, se nella decisione clinica, nell’utilizzo dello strumento, nel funzionamento del sistema o nella sua progettazione.

Il principio europeo è chiaro: l’IA può dare un suggerimento, ma la decisione resta al medico. Questo significa che il professionista deve conoscere i limiti dello strumento che utilizza e verificare i risultati che produce, soprattutto quando da quel risultato può dipendere una scelta clinica.
Ma l’IA non è l’unica tecnologia che sta cambiando il terreno della responsabilità professionale. C’è anche la telemedicina.
Nel 2026, il 29% dei medici specialisti e dei medici di medicina generale utilizza la televisita; il teleconsulto è utilizzato dal 38% degli specialisti e dal 32% dei MMG.
Una visita a distanza non è semplicemente una visita trasferita su uno schermo: il medico deve valutarne l’appropriatezza e capire se le informazioni disponibili siano sufficienti per prendere una decisione clinica. Lo stesso vale per l’IA: conoscerne i limiti, verificarne i risultati e sapere quando non affidarsi al suo suggerimento diventano parte della responsabilità professionale.
Perché, quando l’intelligenza artificiale entra nella pratica clinica, la domanda non è più soltanto “Che cosa ha sbagliato il medico?”, ma anche “Come ha utilizzato l’algoritmo che aveva a disposizione?”. Un interrogativo destinato a diventare sempre più importante ogni volta che una decisione clinica nasce dall’incontro tra esperienza professionale e tecnologia.
Autore: Redazione
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