Ramipril, valsartan, pembrolizumab, empagliflozin. Per un paziente possono sembrare parole impronunciabili. Per un medico, invece, quelle lettere possono già contenere qualche informazione. Ma chi decide questi nomi? E perché alcuni pezzi, come “-pril”, “-sartan” o “-mab”, tornano continuamente?
La prima sorpresa è che il nome di un farmaco non nasce semplicemente sulla scrivania dell’azienda che lo ha sviluppato. Almeno quando parliamo del nome del principio attivo, esiste un sistema internazionale preciso.
Quando viene sviluppata una nuova sostanza destinata a diventare un medicinale, il produttore o l’inventore può presentare all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una richiesta per ottenere una International Nonproprietary Name, la cosiddetta INN: la denominazione comune internazionale del principio attivo.
Il nome viene valutato dall’INN Expert Group, un gruppo di esperti con competenze in ambito farmaceutico, chimico, biochimico e farmacologico. L’obiettivo è arrivare a un nome che sia riconoscibile a livello internazionale, sufficientemente distintivo e utilizzabile senza creare confusione con altri medicinali.
Ed è qui che si nasconde la parte più curiosa. Quei nomi apparentemente impronunciabili hanno spesso una logica interna. Alcune lettere, o meglio alcuni gruppi di lettere, ritornano da un farmaco all’altro e funzionano quasi come una firma: sono gli stem.
L’OMS li utilizza per raggruppare sostanze che hanno caratteristiche farmacologiche o chimiche comuni. Così, quando un medico incontra un nome che termina in “-sartan”, può già intuire di trovarsi davanti a un antagonista del recettore dell’angiotensina II. Se invece legge “-mab”, è molto probabile che abbia davanti un anticorpo monoclonale.
Non si tratta però di vere e proprie abbreviazioni da decifrare, né di traduzioni o acronimi, ma sono elementi convenzionali della nomenclatura internazionale, una sorta di “cognome” che aiuta a riconoscere la famiglia a cui appartiene una molecola.
Non ci dice tutto del farmaco, ma ci dà un indizio su come collocarlo nel grande vocabolario della farmacologia.

E chi decide questi stem?
Ancora una volta, l’OMS. Prima che uno stem diventi ufficiale, può essere pubblicato come “pre-stem”, in modo da raccogliere osservazioni e individuare eventuali problemi. Solo successivamente l’INN Expert Group può adottarlo come stem ufficiale. L’OMS continua ad aggiornare questo sistema: nel febbraio 2026, per esempio, ha pubblicato un nuovo aggiornamento dello Stem Book e nuovi pre-stem.
E il nome commerciale?
Il nome del principio attivo è pubblico e non proprietario. Il nome commerciale, invece, identifica il medicinale come prodotto di una determinata azienda e può essere un vero e proprio nome di fantasia.
L’azienda può quindi proporre un nome commerciale, ma non può semplicemente sceglierlo e metterlo sulla confezione. In Europa, il nome deve essere valutato nell’ambito della procedura di autorizzazione. Per i medicinali sottoposti alla procedura centralizzata, l’EMA dispone di un Name Review Group, che verifica anche che il nome non possa essere confuso con quello di un altro medicinale, che non sia fuorviante sulla composizione o sulle caratteristiche del prodotto e che non suggerisca proprietà terapeutiche non dimostrate.
In Italia, AIFA prevede che il richiedente possa proporre una denominazione di fantasia oppure una denominazione comune/scientifica accompagnata dal nome del titolare dell’autorizzazione o da un marchio registrato.
Ecco quindi perché esistono due livelli diversi di nome: da una parte c’è il principio attivo, con la sua denominazione internazionale; dall’altra il prodotto commerciale, che può avere un nome scelto dall’azienda e sottoposto alle necessarie verifiche regolatorie.
Dietro un nome apparentemente complicato non c’è quindi soltanto il tentativo di creare una parola che “suoni scientifica”. C’è un sistema internazionale fatto di regole, famiglie e convenzioni, pensato per rendere ogni molecola riconoscibile e distinguibile. Perché anche nel linguaggio dei farmaci, a volte, il nome dice più di quanto sembri.
Autore: Redazione
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