Negli ultimi anni il tema della disinformazione sanitaria è diventato sempre più centrale nel dibattito pubblico. A confermarlo è una recente indagine internazionale dell’Edelman Trust Barometer 2026, che ha coinvolto oltre 16mila persone in 16 Paesi, evidenziando un dato significativo: circa il 70% degli intervistati ritiene vera almeno una falsa credenza legata alla salute o all’alimentazione.
Lo studio ha analizzato alcune delle bufale più diffuse online, chiedendo ai partecipanti di esprimersi su affermazioni prive di solide basi scientifiche. Tra queste: l’idea che i vaccini pediatrici siano più rischiosi che utili, che il fluoruro nell’acqua potabile sia dannoso, che il latte crudo sia più salutare di quello pastorizzato oppure che il paracetamolo in gravidanza possa causare autismo nei bambini. Una parte consistente degli intervistati ha dichiarato di credere a queste teorie, mentre molti altri si sono detti incerti sulla loro veridicità.
Il fenomeno non riguarda soltanto specifiche categorie sociali o culturali. L’indagine mostra infatti che la diffusione della disinformazione coinvolge persone di età, livello di istruzione e orientamenti differenti. Anche chi possiede una formazione universitaria o segue abitualmente contenuti legati alla salute può essere esposto a informazioni scorrette o fuorvianti.

Secondo gli esperti, il problema nasce soprattutto dall’attuale sovraccarico informativo. Oggi le persone ricevono continuamente notizie da fonti diverse: media tradizionali, social network, creator digitali, influencer e piattaforme di intelligenza artificiale. In questo contesto, distinguere informazioni attendibili da contenuti privi di fondamento scientifico diventa sempre più difficile.
Un altro elemento emerso dall’indagine riguarda il progressivo calo della fiducia verso istituzioni, media e autorità sanitarie, accentuatosi dopo la pandemia di Covid-19. Parallelamente, cresce invece l’influenza delle cosiddette fonti alternative. Sempre più utenti dichiarano infatti di affidarsi ai consigli di creator online, community social o strumenti di AI per ottenere risposte rapide su temi legati alla salute.
Questo non significa necessariamente un disinteresse verso il benessere personale. Al contrario, chi tende a credere maggiormente alle fake news spesso dimostra un forte interesse per questi argomenti e ricerca attivamente informazioni. Il rischio, però, è quello di imbattersi in contenuti non verificati o comunicati in modo sensazionalistico.
Per contrastare la diffusione della disinformazione, gli esperti sottolineano l’importanza di una comunicazione scientifica chiara, accessibile e vicina alle persone. Non basta presentare dati e prove scientifiche: è fondamentale costruire un rapporto di fiducia, utilizzare un linguaggio comprensibile e presidiare gli stessi spazi digitali in cui gli utenti cercano informazioni quotidianamente.
In un panorama mediatico sempre più complesso, sviluppare spirito critico e affidarsi a fonti autorevoli rappresenta oggi uno strumento essenziale per tutelare la salute individuale e collettiva.
Autore: Redazione
Fonti:
https://www.wired.it/article/salute-maggioranza-popolazione-mondiale-crede-almeno-a-una-bufala/