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VIRTUAL EXPERT MEETING Asse osso-cuore-rene e outcomes clinici: curare l’osso per proteggere cuore e vasi oltre l’iperparatiroidismo secondario (SHPT)

10 Giugno @ 15:00 - 18:00

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L’iperparatiroidismo secondario (SHPT) è una complicanza comune della malattia renale cronica (CKD). Il progressivo declino della funzionalità renale, infatti, porta all’alterazione del metabolismo di calcio (Ca), fosforo (P) e vitamina D. Il conseguente sviluppo di ipocalcemia determina un incremento della sintesi di ormone paratiroideo (PTH), ormone prodotto dalle ghiandole paratiroidi, che è il principale regolatore dei livelli circolanti di calcio. La secrezione persistentemente elevata del paratormone determina l’aumento della calcemia a discapito della densità minerale ossea e con una conseguente deposizione di calcio a livello vascolare.
Le conseguenze cliniche dell’SHPT sono particolarmente significative e includono:
• un rischio di fratture di 3-4 volte più alto rispetto alla popolazione generale,
• un maggior rischio di ospedalizzazione,
• calcificazioni vascolari per effetto del disordine sistemico del metabolismo minerale.
Esse aumentano il rischio di eventi cardiovascolari e, quindi, il tasso di mortalità.
Gli interventi farmacologici per l’iperparatiroidismo secondario mirano principalmente alla prevenzione delle sue conseguenze sull’apparato scheletrico e cardiovascolare. I trattamenti in uso più prescritti sono di tre tipi, spesso usati in associazione:
• chelanti del fosforo: attenuano l’assorbimento intestinale del fosforo,
• vitamina D: gli attivatori del recettore della vitamina D (VDRAs) o i suoi analoghi incrementano l’assorbimento del calcio e del fosforo e riducono quindi la sintesi di PTH,
• calciomimetici: riducono i livelli di paratormone e anche i livelli di calcio e fosforo.
Agiscono infatti sul recettore sensibile al calcio che ne regola la secrezione da parte delle
paratiroidi.
Fino ad oggi l’impiego dei metaboliti attivi della vitamina D (calcitriolo) per via orale o e.v. rappresentava la terapia di scelta per la prevenzione e il trattamento della maggior parte dei casi di IPS. Tale terapia ha però mostrato i suoi limiti d’impiego, perché poteva favorire la
comparsa di ipercalcemia e iperfosfatemia, soprattutto con l’utilizzo di alte dosi di vitamina che costringevano alla sua sospensione o ad un uso discontinuo con scarsa risposta e con conseguente necessità di ricorso alla terapia chirurgica (paratiroidectomia). L’introduzione dei calciomimetici ha costituito una svolta nella terapia dell’IPS. Il primo calciomimetico impiegato nell’IPS è stato il cinacalcet. Questo agisce modulando in maniera allosterica il CaSR e, aumentando la sua sensibilità al calcio, determina in poche ore (4 h) la caduta del PTH per riduzione della sua secrezione e in parte della sintesi. Ma non tutti i pazienti tollerano il cinacalcet, che può causare frequentemente la comparsa di fastidiosi effetti collaterali
gastrointestinali (nausea e vomito) che possono limitare il suo uso. Un ulteriore limite (comune a tutte le terapie dell’IPS) è sicuramente la scarsa aderenza. Rispetto a tutti gli altri pazienti cronici, quelli con malattia renale assumono un numero superiore di terapie orali. Il
numero di pillole per questi pazienti può raggiungere oltre le venti al giorno. A causa della scarsa aderenza alle terapie, soltanto il 15-20% dei pazienti riesce a raggiungere contemporaneamente i livelli raccomandati di PTH, Ca e P. Questi limiti potrebbero essere
oltrepassati da un nuovo calciomimetico. Etelcalcetide è nuovo farmaco a lunga durata d’azione che si somministra per via endovenosa. Composto da una catena lineare di sette aminoacidi, si lega direttamente al CaSR inibendo la produzione e la secrezione di PTH da
parte delle ghiandole paratiroidi.
Nel corso del webinar, verrà dapprima effettuata una disamina degli aspetti fisiopatologici e clinici dell’IP secondario a MRC. Nella seconda sessione verranno affrontate le problematiche relative agli aspetti terapeutici dell’IP con un focus specifico su etelcalcetide. Attraverso le presentazioni, basate sulla revisione della letteratura scientifica e sull’esperienza personale dei relatori, e il successivo confronto con i discenti, verrà fatto il punto sulle attuali conoscenze e sulle attitudini dei clinici in merito a una tematica complessa quale l’IPS, anche
nell’ottica di un miglioramento della pratica clinica.

Facilitatori: Dott.ssa Maria Cristina Mereu – Dott. Luca di Lullo
Crediti ECM: NO ECM

Dettagli

Data:
10 Giugno
Ora:
15:00 - 18:00
Categoria Evento:
Tag Evento:
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Luogo

ONLINE – WEBINAR

Organizzatore

Antonella Morra
Email:
antonellamorra@eubea.it